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Il sogno di Andersen

Basato su un testo di Hans Christian Andersen
e sulle improvvisazioni degli attori

Il sogno di Andersen

Actors: Kai Bredholt, Roberta Carreri, Jan Ferslev, Tage Larsen, Augusto Omolú, Iben Nagel Rasmussen, Julia Varley, Torgeir Wethal, Frans Winther

Scenic Space: Luca Ruzza, Odin Teatret

Production Architect: Johannes Rauff Greisen

Lighting Concept: Luca Ruzza, Knud Erik Knudsen, Odin Teatret

Light Design: Jesper Kongshaug

Music: Kai Bredholt, Jan Ferslev, Frans Winther

Masks and Puppets: Fabio Butera, Danio Manfredini

Artistic Objects: Plastikart and Studio PkLab

Costumes: Odin Teatret

Dramaturg: Thomas Bredsdorff

Literary Advisor: Nando Taviani

Assistant Directors: Raúl Iaiza, Lilicherie Macgregor, Anna Stigsgaard

Dramaturgy and Direction: Eugenio Barba

 


Due tracce per lo spettatore

Una comunità di artisti si raduna in un giardino della Danimarca. È un mattino luminoso. Aspettano la notte d'estate quando il sole, tramontando, balla.
Un amico sta per raggiungerli da un altro continente. Con lui, sognando ad occhi aperti, si inoltreranno in un pellegrinaggio nelle regioni delle fiabe di Andersen. L'Europa è in pace. Lo è, per lo meno, il loro paese.
O forse soltanto il loro giardino.
In quello spazio ristretto, le ore sembrano fermasi e liquefarsi.
Nell'estate fiocca la neve, e la neve si macchia di nero. Le loro fantasie navigano su un sogno tenebroso: un vascello che trasporta uomini e donne incatenati.
Gli artisti sentono il peso d'invisibli catene. Sono schiavi anche loro?
Quando il pellegrinaggio volge al termine, i sognatori ad occhi aperti si rendono conto che la loro giornata d'estate era lunga una vita. Li aspetta il letto dei sonni senza sogni. Sono fantasmi, marionette o giocattoli le figure che li vengono a prendere? Che vita viviamo, quando smettiamo di sognare?
E quale tragedia o farsa danza il sole?

* * * *

Hans Christian Andersen (1805-1875) lo scrive nel suo diario: sognò d'esser stato invitato dal re a viaggiare sul suo vascello. Trafelato, corse al porto, ma la nave aveva già messo le vele al vento. Chiamato a bordo di un altro veliero,
Andersen fu sospinto brutalmente nella stiva
e lì s'accorse di far parte di un carico di schiavi.

Il nonno di H.C. Andersen era insano, ed il padre un ciabattino dall'esacerbata sensibilità che morì quando il figlio era bambino. La madre, lavandaia, beveva acquavite per scaldarsi, quando lavava i panni nel fiume. Veniva considerata poco più d'una prostituta alcolizzata e morì di delirium tremens in un ospizio per indigenti. Andersen si tenne lontano dallo squallore della sua morte.
Già celebre, restò dov'era, a Roma.

Fin dall'infanzia Andersen aveva desiderato evadere dalla schiavitù della sua condizione sociale. Appena quattordicenne fuggì a Copenaghen dall'abietta miseria della nativa Odense, trasformandosi in cantante d'opera, ballerino, attore e scrittore. Non perse mai, però, l'angosciosa coscienza che solo attraverso una lotta costante avrebbe potuto spezzare i vincoli dalla sua originaria condizione di servo e che forse, nella pancia del suo amato e civilissimo paese,
si nascondeva un popolo di schiavi.

****

 

Un progetto sostenuto da H.C. Andersen Fonden
e D.C.C.D. - Danish Centre for Culture and Development (Centro danese per coltura e sviluppo)

Vai al sito dell'Odin Teatret

 

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