
L'Affare Danton
di
Stanislawa Przybyszewska
Per informazioni scrivere a:
organizzazione@teatrolamadrugada.com
con
Alessandro Borroni, Simone Lampis, Milvys López Homen,
Roberta Secchi, Sara Taglialatela, Monica Zipparri
Spazio scenico: Teatro La Madrugada
Costumi: Monique Bertrand, Ana Maria Luisa Romano
e Teatro La Madrugada
Accessori: Gabriele Guglielmetti, Franco Koehler e
Teatro la Madrugada
Sculture di scena: Franco Koehler
Decorazioni: Antonio Bruno
Musiche: Sonata a 3, La Follia (RV 63) di Antonio Vivaldi
Canti del tempo della Rivoluzione Francese
Elaborazione sonora: Pablo Palacios
Disegno luci: Paolo Casati
Foto: Lorenza Daverio
Grafica: Julio Paz
Assistente alla regia: Manuela Frontoni
Regia e drammaturgia: Raúl Iaiza
Scheda tecnica
Le foto dello
spettacolo
Rassegna stampa


“Il bene assoluto o il male assoluto,
vi si metta dentro quanto occorre di logica, esigono lo stesso
furore”. (Albert Camus, L'uomo in rivolta)
L'Affare Danton di Stanislawa Przybyszewska ha
per tema lo scontro finale tra Robespierre e Danton nella seconda
metà del marzo 1794 conclusosi con la morte di Danton
e dei suoi seguaci, il 5 aprile 1794.
Non si tratta però di un dramma storico
sulla Rivoluzione Francese. L'Affare Danton è un riflessione
lucida e spietata su tutti i paradossi tragici della Rivoluzione
in sé. In particolare in Europa e a partire da quella
francese del 1789.
Siamo tutti invitati al Tribunale della Rivoluzione.
Assisteremo alla riflessione tragica di coloro che decideranno
lucidamente di mettere in moto un ingranaggio che finirà
per annientare tutto e tutti, il Terrore. Con la condanna a
morte di Danton lo strumento è inesorabilmnte destinato
a diventare fine.
“Siamo qui all'alba di una religione con
i suoi martiri, i suoi asceti e i suoi santi. I patiboli appaiono
come altari della religione e della ingiustizia. La nuova fede
non li può tollerare. Ma viene il momento che la fede,
divenuta dogmatica, erige i propri altari ed esige adorazione
incondizionata. Allora ricompaiono i patiboli e nonostante gli
altari, la libertà, i giuramenti e le feste della Ragione,
le messe della nuova fede, si dovranno celebrare col sangue”
(Albert Camus, L'uomo in rivolta)
Nel nome di una ricerca rousseauniana di socialità
perfetta Robespierre si fa apostolo della moralità assoluta,
portatore di ideali a cui gli altri però devono sottostare.
Danton invece si propone come l'ambasciatore di una politica
intesa come senso del possibile, della necessità di fare
i conti con i limiti storici dell'uomo e le forze in gioco.
“Bisogna abbassare il livello della Rivoluzione al livello
della natura umana. Mitigare le richieste – adeguandole
alle possibilità... In una parola – rendere accessibile
la Rivoluzione.”
Il dramma più profondo però si
scatena dentro i personaggi. Nell'arena del tribunale alla presenza
del boia, Robespierre e Danton lottano come due fratelli impazziti
insieme alle loro mogli, Eleonore e Louise. Nelle stanze segrete
della Rivoluzione un groviglio di congiurati manipolano la lealtà
e il tradimento, gli ideali e l'amore, decidendo irreparabilmente
la sorte di tutto un popolo, anonimo e invisibile.
Per informazioni scrivere a:
organizzazione@teatrolamadrugada.com