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La Madrugada - Compagnia teatrale / Laboratorio di ricerca teatrale La Madrugada - Compagnia teatrale / Laboratorio di ricerca teatrale
 
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Spettacoli in Repertorio
Prisonwood - incontrando Djuna Barnes


spettacolo teatrale
La prigione è proprio lì, nella tua città, in quella città dove svolgi la tua ordinaria attività che produce il pane di ogni giorno.
Se un giorno ci entrerai, comincerai a sognare. Perché non lontano da lì, anzi proprio oltre le sbarre della tua finestra, sono i boschi.


Di: Manuela Frontoni e Roberta Secchi
Con: Roberta Secchi
Luci: Simone Lampis
Regia: Manuela Frontoni
produzione: Teatro La Madrugada e Auló Teatro
si ringraziano Diego Cantore per le foto e Giacomo Zoggia per il video

 

 

 


 
 
Presentazione:

Lo spettacolo nasce da uno studio della vita e delle opere di Djuna Barnes, scrittrice americana elogiata ed ammirata da T.S. Eliot, amica di James Joyce e supportata dall'alternante generosità di Peggy Guggenheim.
Personalità complessa, sopravvisse a tutti gli artisti importanti che aveva frequentato e decise di trascorrere gli ultimi quarant'anni della sua lunga esistenza rinchiusa in casa, circondata da foglietti in cui continuava a scrivere poesie che non vennero mai pubblicate.
I suoi scritti ruotano attorno alla tragica storia della sua famiglia e in particolare alla figura paterna che non solo aveva deciso di vivere con due donne ma che vendette la verginità di Djuna ad un vicino di casa.
Le immagini dello stupro subito sono ricorrenti e molti passaggi dei romanzi e delle poesie della Barnes alludono alla sua esperienza autobiografica.
Djuna afferma di utilizzare la scrittura come un pugnale, ciò che scrive è una vendetta nei confronti della famiglia.
L'altro argomento presente nel suo romanzo più famoso – Bosco di notte – è l'amore lesbico e tormentato per Thelma Wood, un'artista visiva.
La Barnes viene considerata esponente della corrente modernista.
Le sue prime opere sfidarono la censura e pubblicò disegni e poesie di carattere fortemente sessuale anche scabroso.
Durante gli anni giovanili, fu una brillante giornalista e scelse di sottoporsi all'alimentazione forzata per sperimentare sulla sua pelle la violenza subita dalla suffragette.
In gioventù fu l'anima dei salotti letterari, soprattutto nell'ambiente degli espatriati americani a Parigi e in Inghilterra.
Le veniva riconosciuta una straordinaria vitalità e un pungente umorismo, nonché un uso sapiente di pochi accessori per creare mise originali ed indimenticabili.
Con gli anni, in seguito all'allontanamento dai salotti letterari e dalla vita mondana, nonché alla delusione per la tiratura limitata dei romanzi, Djuna divenne progressivamente aggressiva e rabbiosa , soprattutto nei confronti degli editori.
Con amarezza, si definì la più famosa sconosciuta del secolo.
L'alcolismo e l'assunzione di altre sostanze causarono ricoveri in sanatorio nonché una diffidenza verso gli ambienti letterari che da giovane aveva così assiduamente frequentato.
Lo spettacolo ripercorre gli episodi salienti della vita di Djuna intrecciando la vicenda autobiografica ai suoi scritti.
In accordo alla complessa personalità della Barnes, nella performance si alternano momenti profondamente tragici a istanti di leggerezza ed ironia.
Parlare di Djuna è un modo per riflettere sulla violenza che le donne subiscono in famiglia, negli ambienti di lavoro, persino nel mondo dell'arte così restio a riconoscere un talento quando l'artista è donna.
Nel nostra contemporaneità, la violenza sulle donne è diffusa, a volte esplicita, spesso nascosta, in molti casi subdola e difficile da combattere.

Per questo motivo la vita e le opere della Barnes diventano simbolicamente attuali e si rivolgono principalmente alle spettatrici che nella vita di ogni giorno debbono contrastare fenomeni di machismo e spesso di aperta violenza.
Parlare di Djuna significa anche parlare di coraggio e di libertà, doti che Djuna ha espresso tramite i suoi scritti e la sua vita e che lascia in eredità a chiunque desideri ascoltare la sua storia.
C'è una essenzialità nella scelta degli oggetti di scena perché ciò che vibra e agisce è la storia inscritta nel corpo e nella voce dell'attrice.
E' uno spettacolo d'attore, fortemente incentrato sulle capacità tecniche ed espressive di chi è in scena.
L'attrice è rinchiusa in un piccolissimo spazio scenico, dalle dimensioni claustrofobiche, come fosse una gabbia. Solo alla fine esce da questo spazio per lottare contro le costrizioni e i pregiudizi della società nonché contro le sue stesse paure e angosce.
La ricerca si incentra sul trovare possibilità fisiche e vocali nuove, in modo che la biografia e gli scritti della Barnes prendano letteralmente corpo davanti allo spettatore.


Il lavoro è stato presentato sotto forma di primo studio a IT Festival a maggio 2014 e a maggio 2015, ricevendo lusinghiere critiche.
Ne riportiamo due:

Protagonista di questo spettacolo sono sicuramente il corpo e la voce dell’attrice.
Disperati, convulsi, strazianti. Il desiderio di esprimersi senza essere legati e
imprigionati dalle sbarra della società si fa estremo nei gesti finali che portano la
donna a scoprirsi dal suo abito nero e gettarlo con impeto. Stravagante e
trasgressivo nella carica interpretazione dell’attrice che strappa numerosi
applausi.
(Leggila su www.itfestival.it)


Sono ovviamente le donne, con la loro curiosità e sensibilità, ad andare più nel
profondo.
"Nel bosco e nella prigione" di La Madrugada, interpretato da Roberta Secchi con la
regia di Manuela Frontoni, mescolando cenni biografici ad echi dalle sue opere, ci
dona un ricordo, sentito ed espresso con passionale verità, di Djuna Barnes,
scrittrice americana da riscoprire in tutta la sua anticipatrice carica femminista e
non solo.
Mario Bianchi, Krapp's last post

Esigenze tecniche
spazio performativo: 5x5
Lo spazio deve essere perfettamente oscurabile.
Può essere uno spazio non convenzionale o deputato.
impianto luci: 6 PC da 1000 disposti frontalmente rispetto allo spazio scenico (su americana o su stativi), un
PC da 1000 a terra e un PC da 1000 utilizzato come contro disposto di lato in fondo (su americana o stativo)
impianto di diffusione audio (con due casse e lettore cd)


Riferimenti
Manuela Frontoni
Auló Teatro
c/o MetaArte Associazione Arte & Cultura
via L. Boccherini 23 – 35133 Padova
info@auloteatro.it
www.auloteatro.it

 

Teatro La Madrugada – Biografia
Nata informalmente nel 1994 da un gruppo di giovani artisti ispirati dalle possibilità del terzo teatro e dalle ricerche teatrali dei maestri del ’900, l’Associazione Culturale Progetto di Ricerca Teatrale I Servi di Scena / Teatro La Madrugada si è costituita sulla carta nel 1997.
Dopo 17 anni sotto la guida di Raul Iaiza, che ha lasciato l’Associazione nel 2011, gli attori proseguono l’esperienza e l’attività attivando anche diverse collaborazioni con altre realtà teatrali in Italia e all’estero.
Il Teatro La Madrugada ha costruito negli anni un proprio percorso di formazione, coinvolgendo molti maestri dell’arte teatrale. Citiamo alcuni di loro: Mario Barzaghi (Teatro dell’Albero, Milano Teatro Tascabile
di Bergamo); Ujwal Bhole (Università di Bombay, Scuola di Bharata Natyam); Margarita Morón (Teatro Taller de Colombia); Danio Manfredini; Maia Cornacchia; gli attori dell’Odin Teatret di Holstebro (DK):Torgeir Wethal, Julia Varley, Roberta Carreri, Tage Larsen; Augusto Omolù (International School of Theatre Anthropology e Odin Teatret); Eugenio Allegri; Michele Abbondanza.
L’Associazione ha sviluppato le sue attività in tre campi.
Da un parte la produzione e creazione di spettacoli teatrali di sala, di strada e per bambini, anche musicali.
Gli spettacoli non si basano abitualmente su testi teatrali preesistenti ma su temi e centri di interesse. A partire da questi temi, gli attori elaborano materiali personali o di gruppo (azioni sceniche, canti, testi, costumi, oggetti di scena) utilizzando i propri strumenti creativi sviluppati con il training e la pratica, e le proprie abilità tecniche personali: scrittura, falegnameria, pittura, modellazione, assemblage, sartoria.
Dall’altra la ricerca, mirata a preservare un ambito di investigazione e autopedagogia permanente sui mestieri e le competenze che ruotano intorno al teatro e alle arti espressive.
Infine, la pedagogia verso l’esterno (conduzione di laboratori a lungo termine e seminari intensivi rivolti a bambini, giovani, adulti e persone diversamente abili). Attraverso la pedagogia, il teatro e le arti espressive diventano veicoli privilegiati per mettere in pratica valori e linguaggi che promuovono la crescita delle persone. A partire da questa crescita nascono possibilità di incontro e relazione umana capaci di superare i modelli sociali dominanti e i pregiudizi che ne conseguono. Con la pratica continuativa in ambito pedagogico e sociale, gli attori hanno la possibilità di elaborare e sintetizzare linguaggi che avvicinano l’arte teatrale alla realtà e alla vita di ogni giorno.

 

Auló Teatro – Chi siamo
Auló Teatro è il gruppo teatrale nato nel 2011 in seno all’associazione padovana MetaArte.
Si occupa di produrre spettacoli teatrali sulle tracce dei padri fondatori del Terzo teatro.
Si fa teatro per prendere la parola, per esprimere la propria visione del mondo incontrando e confrontandosi con gli spettatori. Auló Teatro nasce da questa esigenza, la necessità di “prendere la parola”.
Gli auló, nella tradizione letteraria eritrea, sono poesie orali; il teatro è la letteratura che si fa carne, parola e corpo, che vive solo nel momento in cui incontro l’altro, lo spettatore.
Non esiste teatro se non esiste un attore che racconta e uno spettatore che ascolta. Come la poesia orale, il teatro è fragile e potente e può sopravvivere solo nella memoria di chi è stato testimone dell’atto teatrale.
Scrive Ribka Sibhatu:
“Nella tradizione letteraria orale eritrea, la poesia è l’essenza dell’arte, della vita e della comunicazione. Si loda e si disprezza, si accusa e ci si difende, si condanna e si assolve, si piange e si ride, si prega e si canta, si fa la guerra e la pace in rima, una rima che nasce dal pubblico ed è destinata al pubblico.
Gli auló più significativi, si tramandano di generazione in generazione rinnovati e adattati agli ascoltatori.
Più si era capaci di parlare e cantare in rima le proprie idee più si usciva vincenti, convincenti e si toccava il cuore del pubblico. La poesia orale è stata anche uno strumento efficace di guerra e di pace, ma anche una potente arma che forgia l’identità dei nascituri tanto desiderati e cantati in quanto garanti della continuità della vita, quindi concreto pilastro dell’immortalità".
Fondando Auló Teatro ci auguriamo che i nostri atti teatrali possano essere potenti come gli auló della tradizione eritrea.
Nel 2008, con lo spettacolo “...e l'oceano in mezzo”, l’ensemble si è qualificato al secondo posto alla rassegna teatrale “Piccoli palcoscenici” (Mestre), è approdato alle fasi finali del “Festival delle arti” (Bologna) ed è stato selezionato alla rassegna di teatro giovanile “ParaVENTI TeatrALI” (Vicenza).
Nel 2009, con lo spettacolo “Prospero’s island”, il gruppo ha vinto il secondo premio al concorso/rassegna “Piccoli Palcoscenici” (Mestre).
Ha presentato spettacoli sia nell’ambito di rassegne locali (come Segnali all’Orizzonte e Giardini Sospesi) che in occasione di eventi nazionali (Incontro di Linea Trasversale, con il patrocinio dell’ISTA – International School of Theatre Anthropology – e dell’Università del Teatro Eurasiano).
Lo spettacolo “Charivari” è stato ospitato all’interno della rassegna Teatrotraipiedi (Vicenza, 2011 e 2012) e TrenOFF, Festival delle arti performative (Bologna, 2012).
Inoltre è stato invitato al Festival PATOSoffIRANJE 10 (Smederevo, Serbia, 2014).
Con Il filo di Arianna l’ensemble affronta per la prima volta le tematiche riguardanti le politiche di genere.
Lo spettacolo è stato presentato in occasioni di diverse manifestazione riguardanti questo tema, tra cui il Festival Teatrotraipiedi 2013 e la rassegna “Mi riconosci? Percorsi sulla violenza di genere” e nell’ambito di “Free form, Free from Violence”, organizzato dal Magfest (rete italiane di donne artiste).


 
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teatro.lamadrugada@tiscali.it - P. IVA : 12107090156

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